Da donna a donna, di donna in donna

L’8 marzo appartiene alle donne: siamo riuscite nonostante tutti gli attacchi, da quelli della forza pubblica negli anni ’50 a quelli del mercato neoliberista negli anni ’90, a sedimentare la tradizione che era nel sogno delle nostre sorelle all’inizio del Novecento.
Oggi ogni donna può farne ciò che vuole: da sola, in gruppo, in associazione, in movimento, con la certezza che questa data ha una storia e questa storia è la nostra.
Cancellare la storia o manipolarla è pericoloso, soprattutto per le donne, ancora oggi figlie di un genocidio simbolico che mortifica le vite reali arrivando a deformare la percezione sociale delle diffuse e multiformi violenze.

Di generazione in generazione raccogliamo la memoria delle donne che in Italia, attraverso due guerre spaventose e gli anni oscuri del fascismo, ci hanno passato una testimonianza di responsabilità verso se stesse e la onoriamo inventando nuove parole, nuovi percorsi, nuovi orizzonti, portando avanti la lotta per la libertà di scegliere, scoprire, decidere, essere, vivere. L’Udi ha ripreso e reinventato la tradizione dell’8 marzo nel 1946, dopo i lunghi anni del divieto fascista, continuato negli anni ’50 con la proibizione perfino della mimosa, considerata sovversiva.

Un fiore da donna a donna per fondare la solidarietà femminile e inscriverla nel mondo come segno di cambiamento dell’ordine patriarcale.
Un fiore che oggi diventa simbolo di un legame tra noi, un patto per tutte le lotte che chiedono la nostra intelligenza e la nostra presenza, anche costruendo forme di attivismo diverse dai tradizionali codici maschili, com’è nella tradizione femminista.

Oggi, con questa libertà nelle nostre mani, vogliamo affermare con forza il diritto di attraversare ogni confine per vivere con dignità umana e in pace ovunque.
Alle donne che hanno ruoli di responsabilità nelle istituzioni chiediamo di considerare la lunga storia delle donne italiane per affermare una cittadinanza umana non subalterna a interessi di parte ma fondativa della Repubblica democratica e antifascista conquistata passo dopo passo a cominciare dalla Costituzione repubblicana.
Contro le azioni e le mistificazioni che di ogni spazio fanno mercato e di ogni persona merce, oggi molte donne sentono che incrociare le braccia può essere un modo per sovvertire il mondo.

Con le donne di NONUNADIMENO, che sono solo la più giovane e recente di molte generazioni politiche di donne, e con tutte le associazioni e gruppi e singole che condividono con noi azioni e riflessioni, speriamo di arrivare un giorno a realizzare lo sciopero globale delle donne dal lavoro produttivo e riproduttivo, uno sciopero che assumendo lo strumento storicamente contrattato dentro i diritti sindacali del lavoro dipendente, lo trasforma in un gesto di sottrazione che rende visibili tutti i lavori invisibili e sfruttati in cui sono ancora confinate moltissime donne.

Un gesto che oggi possiamo esprimere in molti modi, scegliendo quando come e dove manifestare insieme, quali scelte individuali e quali scelte collettive possiamo praticare perché sostenibili dalle nostre vite. Sappiamo che il cosiddetto lavoro produttivo assume oggi forme che rendono le vite più subalterne al sistema capitalista e più difficile l’affermazione dei diritti fondamentali.

Sappiamo che i lavori della riproduzione, nella manutenzione delle case e di ogni ambiente, nell’assistenza, educazione, accompagnamento delle persone di ogni età e condizione, nella pratica, invenzione e trasmissione del sapere, nella tutela della salute e trattamento della malattia, in tutte le forme dell’organizzazione sociale, sono il fondamento dell’esistenza e della possibilità produttiva perché hanno la forma della cura. In molti lavori della riproduzione lo stesso diritto di sciopero è infatti limitato dal rispetto per le fondamentali necessità della vita.

Le donne si occupano della vita, secondo i dati del CENSIS, per una media di tre ore al giorno più degli uomini, perciò se le donne incrociano le braccia si ferma il mondo. È tempo di usare ciò che è in nostro potere per costruire la convergenza dei nostri intenti in una piattaforma comune per una contrattazione di genere su tutto.

Possiamo fermarci per il tempo utile a rendere visibile la nostra presenza ovunque, nei luoghi pubblici e privati, nelle relazioni sociali e in quelle più intime, nei luoghi della politica e in quelli del mercato. L’8 marzo possiamo manifestare insieme, possiamo pensare insieme, possiamo essere insieme. Più di tutto possiamo fermare le attività che svolgiamo nel ruolo di consumatrici, terminali a cui ammicca il mercato con la pubblicità usando i nostri corpi come materia inerte da plasmare e le nostre vite come contenitori da sfruttare per il profitto.
Presenti in piazza, nei tribunali, accanto alle donne che fuggono dalla violenza delle guerre, dalla violenza domestica e sui luoghi di lavoro, vicine alle donne che vogliono riprendere in mano la propria vita, senza distinzioni di età, colore, provenienza, storia, continuiamo ad affermare con determinazione che siamo

UMANE DIVERSE UNITE SOLIDALI LIBERE

Di generazione in generazione il movimento prende nuovi nomi e nuove forme con la creatività e l’invenzione di ogni donna che parte dal proprio tempo per incontrare molte altre. Siamo diverse e scegliamo di essere insieme, con i gesti nonviolenti di una forza collettiva che genera un cambiamento enorme e pacifico come da sempre ogni nostra manifestazione. La memoria delle lotte e delle conquiste è la strada su cui possiamo camminare vicine e solidali.

OGNI OTTO MARZO UN PASSO AVANTI
NEL CAMMINO COLLETTIVO DELLE DONNE

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